Ciao tutti,

La vita qui in Calabria è molto simile a quella dei nostri antenati e mi dispiace molto che non possiate essere qui anche voi, poiché desidero di
tutto cuore che foste qui a condividere con me la gioia di questa bella vita.

A novembre qui in Calabria non si celebra il Thanksgiving (festa del ringraziamento di tradizione americana), ma è tempo di raccogliere le olive.

La gente qui è molto occupata, a partire dai primi giorni d’agosto, con la preparazione delle conserve per l’inverno.  Il processo iniziò ad agosto
con i pomodori essiccati al sole e la salsa da imbottigliare, poi la vendemmia e la vinificazione a settembre, poi c’è la raccolta delle castagne in
montagna, e ora è tempo di raccogliere le olive da portare alla pressa.

Alcuni amici italiani, che hanno all’incirca la mia età, posseggono un piccolo appezzamento di terreno sopra il nostro villaggio, dove coltivano la
vite, ciliegi, albicocchi e castagni.  Sul terreno c’è anche una casetta (normalmente una piccola costruzione adibita a ripostiglio per gli attrezzi o
per proteggersi dalle intemperie).  La loro però ha anche la cucina, un letto e il bagno.  Insomma è abbastanza grande, provvista di corrente
elettrica, acqua potabile e scarico per le acque luride.  Tempo permettendo, ogni giorno in questo periodo, i miei amici si recano su al terreno
con la loro APE (una specie di Vespa a tre ruote, maggiorata agli steroidi) e raccolgono olive.  La raccolta sarebbe meglio descritta nell’atto di
“pettinare” gli ulivi.  Mi sento molto fortunato di poter dare una mano, certamente senza compenso, poiché non potrei essere più felice di stare
lassù in montagna, in alto sopra la costa del mare.  Il posto è bellissimo.

Il processo della raccolta inizia con la stesura di larghe reti  in plastica sotto le piante.  Le reti sono ancorate al suolo con dei sacchetti colmi di
terra e ricoprono l’intera area sotto le fronde dell’albero.  Poi passiamo i rami “al pettine” per staccare le olive con dei rastrelletti, simili a quelli
che i bambini usano in spiaggia, ma di formato industriale.  Un processo abbastanza semplice:  ci mettiamo sotto le fronde, facendo attenzione a
non schiacciare le olive appena cadute, e col rastrelletto tiriamo giù le olive.  Io sono più efficiente se stringo il ramo con la mano sinistra e lo
alzo per esporre le olive, poi mi stiro per raggiungere con il rastrelletto il grappolo più alto, e le tiro giù.  Ci vogliono a volte un paio di passate,
poiché non tutti i rami vogliono cooperare, ma alla fine, dopo aver alzato, ispezionato e accarezzato la pianta per un’oretta, la raccolta è
completata -  la pianta è interamente spoglia di frutti.

Questo lavoro è piacevole e molto rilassante.  Il nostro gruppetto di amici, varia da tre a cinque persone,  e parla del più o del meno su
Badolato, la Calabria, l’Italia, e il resto del mondo – normalmente in quest’ordine d’importanza.  Parliamo della famiglia, dei compaesani, della
raccolta o quant’altro ci passa per la mente, purché si parli in italiano .... il che, date le mie conoscenze della lingua, rende il tutto assai comico.  
Parlo proprio male l’italiano, davvero.  (Questo testo é una traduzione dall’inglese)

Verso la mezza si fa pausa per il pranzo, ma é anche la fine del lavoro per la giornata.  Alcuni di noi devono recarsi a Soverato per prendere
lezioni d’italiano alle due e mezza, e prima dobbiamo mangiare.  Ah sì, questa è la parte migliore ... Rosa, la moglie di Vincenzo, il padrone di
casa, smette il lavoro di raccolta un po’ prima e comincia a cucinare il pranzo.

Giusto il tempo di portare le sporte di olive alla casetta, dove verranno pulite e preparate per il trasporto con l’Ape alla pressa, che Rosa avrà
già scaldato l’acqua a ebollizione, pronta per gettare la pasta, spaghetti o rigatoni, e prepara la tavola per sfamare i lavoratori con un vero
banchetto contadino.  La tavola è bandita con molte varietà di carne affettata, salsicce, formaggi, olive e vino fatto in casa.  Rosa affetta il pane
rustico, freschissimo e, appena la pasta è pronta, la serve già condita con abbondante salsa fatta in casa.  Dimenticavo di parlarvi del pesce?  
Ha preparato un baccalà che era “Dio mio ... come cibo dal cielo!”

Mangiamo, chiacchieriamo, e mangiamo di più.  Per il dolce Rosa ci porta fichi freschi, mele dal frutteto del vicino, e uva tardiva (uva che resta
sui tralci più a lungo e sviluppa un maggior contenuto zuccherino), un’uva dagli acini giallo-oro e così dolci da non poter essere più deliziosi.

Poi decidiamo che forse un altro bicchiere di vino ci farà bene.  È vino novello, di sole tre settimane, una ghiottoneria per l’anima.  Passiamo
alcuni minuti a sospirare, mentre seduti a tavola ci godiamo i sapori e gli aromi della cucina di Rosa.  Con grande dispiacere dobbiamo lasciare
questo bellissimo luogo segreto.

Ci salutiamo e io mi avvio giù dal monte per prepararmi alla classe d’italiano.  Ma veramente avrei preferito fare un pisolino ... Ah, domani ... non
ne vedo l’ora!


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Lavoro per un piatto di rigatoni
Testo originale inglese di Martino Sturino, traduzione di
Curzio Caravati