Montauro è un piccolo paese calabrese della provincia di Catanzaro che sorge su un’altura a circa 400 metri sul livello del mare e situato nel
Golfo di Squillace. Poco distante è l’area archeologica di Roccelletta di Borgia comprendente la colonia greco-romana di Skylletion-Scolacium
con l’imponente chiesa medievale di Santa Maria della Roccella (denominazione che richiama alla famosa località templare francese di La
Rochelle) edificata o utilizzata, secondo alcuni studiosi, dall’Ordine dei Cavalieri Templari.
Il territorio di Montauro, che conta oggi circa 1.400 abitanti, oltre a godere di una vista stupenda, dalla punta di Stalettì fino a Soverato, si
presenta ancora oggi disseminato di edifici fortificati, cunicoli, ruderi di insediamenti ormai deserti, luoghi di culto, torri, centri di protezione sacri
e profani. Insomma, un borgo affascinante ma al tempo stesso ricco di misteri per ciò che si sta per descrivere.
Il toponimo Montauro, come sostengono la maggior parte degli studiosi, va ricercato nelle parole “Oro Crusus” cioè monte d’oro o del colore dell’
oro. Ma vi è anche una teoria secondo la quale le origini del nome debbano farsi risalire al termine “Montaurus” (Mons Taurus) in quanto pare
che sulla cima del monte Paladino si levasse un tempio dedicato al dio Toro. Noi formuliamo un’altra ipotesi e cioè che derivi da “Mons Auronis”
in quanto i villaggi dell’area che va da Montepaone (l’antica Aurunco) alla frazione di Pietragrande di Montauro furono fondati dagli Ausoni (o
Aurunci) e ciò lo conferma un’antica iscrizione presente nella chiesa montaurese dedicata a San Pantaleone (Montis auronis…).
I misteri più fitti li troviamo proprio nella chiesa di San Pantaleone, un edificio fortificato, posto su uno sperone roccioso, costruito non ad un solo
livello ma a più piani. L’orientamento della costruzione, a pianta rettangolare, è perfettamente Est-Ovest, con l’ingresso ad Ovest e l’abside,
semicircolare, rivolta ad Est. La torre campanaria, a base quadrata, un tempo si presentava più alta di alcuni metri rispetto a oggi, come si può
osservare in un affresco della chiesa, subito a destra dell’entrata, risalente al XVIII secolo. Si può notare anche che nel muro esterno della
chiesa (lato sud) vi è una parte di parete lavorata in modo diverso che dà l’impressione che in passato vi sia stato attaccato un corpo di
fabbrica esterno ma congiunto alla chiesa stessa e ciò lo possono dimostrare i fori di pali ancora presenti e un affresco interno alla chiesa che
porta la data del 1753.
Il documento più antico che fa riferimento alla chiesa montaurese è datato 1569. Alcuni pensano che inizialmente tale struttura sia stata un
castello dedicato a San Giacomo. L’edificio fortificato comunque, così come afferma la studiosa Marialetizia Buonfiglio, a giudicare dai paramenti
murari potrebbe risalire al secolo XII.
Questa chiesa presenta numerosi e sorprendenti elementi che appaiono, per diversi aspetti, simili a quelli della misteriosissima chiesa di
Rennes le Chateau in Francia, a cominciare dall’epigrafe incisa sul portale: “Terribilis est locus iste...” (Questo luogo è terribile). L’iscrizione, pur
essendo tratta dalle Sacre Scritture, lascia dubbioso qualsiasi visitatore si appresti a varcare la linea di confine che introduce nella chiesa. Cosa
potrà esserci di tanto terribile in quel luogo? Inoltre, nella parte inferiore dell’iscrizione su marmo inserito nella muratura vi è la dicitura: “hic
domus dei est 1828” (nella casa di Dio 1828). Singolare è la datazione “1828” che fa pensare al settecentesimo anno dall’approvazione della
regola dell’Ordine templare (1128) o all’anno in cui ha inizio la curiosa vicenda dei neotemplari della Chiesa Gioannita dei Cristiani Primitivi
fondata da Fabré Palaprat, così come lascia sorpresi la data “1928”(cent’anni dopo) incisa sul portale della chiesa di Montepaone, un tempo
ubicata in agro di Montauro, dedicata a San Giovanni Battista (protettore dei Cavalieri di Malta e dei massoni). A tal proposito, a pochi passi
dalla chiesa di S. Giovanni vi è la presenza di un olmo secolare venerato e rispettato da molti che, secondo la tradizione orale, fu piantato l’
indomani della proclamazione della Repubblica Napoletana. Il nome segreto adottato dal presunto Priorato di Sion, l’organizzazione segreta che
creò i Templari, è “ormus”, si sostiene dal francese “orme” (olmo). Le prime due lettere, “OR”, significano “Oro”, mentre le ultime due, “US”,
sono una contrazione di Ours, il francese Orso ed il latino Ursus (eco di Dagoberto II, l’ultimo dei sovrani merovingi il cui simbolo era l’orso).
Inquietanti, per altri versi, appaiono le frasi ripetute in latino sia all’esterno (sulla facciata) sia all’interno della chiesa montaurese (sulla base dell’
ampolla contenente il sangue di S. Pantaleone) in riferimento al Santo Patrono: ”Ne timeas Montaure protector tuus sum” (Non temere
Montauro, sono il tuo protettore).
Entrando in chiesa, oltre alle statue di San Francesco da Paola donata piuttosto di recente (nel 1935) da una famiglia del luogo, di Gesù e
Maria SS.ma (del Rosario, Immacolata e Addolorata) e del Santo Patrono (S. Pantaleone), possiamo notare che le statue restanti di S.
Giuseppe, S. Rocco, S. Alessandro, S. Antonio e S. Lucia formano, con le lettere iniziali, la parola GRAAL. Inoltre le statue di S. Giuseppe e
della Madonna portano entrambe, esattamente come nella chiesa di Rennes le Chateau, il Bambino tra le braccia. La particolarità enigmatica
sta nel fatto che la Madonna tiene il Bambinello con in mano una rosa con i petali aperti, mentre il Bambino della statua di S. Giuseppe sorregge
una mela !
Osservando il soffitto ligneo vicino all’ingresso si può scorgere, come nella chiesa parigina di San Sulpizio, un dipinto raffigurante San Michele
che atterra il demonio. Un’altra similitudine rispetto alla chiesa della capitale francese, precisamente sulla lapide che ricorda il curato Jean
Jacques Olier, è la presenza del monogramma MA che nella chiesa montaurese si trova inciso su un’ostia raffigurata alla base dell’altare della
Madonna del Rosario. Ma anche all’interno della chiesa di Santa Maria Maddalena a Rennes-le-Chateau troviamo lo stesso simbolo. Tale
rappresentazione (formata da una M con una A sovrapposta del tutto somigliante al simbolo massonico della squadra e del compasso incrociati)
presente nella chiesa di S.Pantaleone di Montauro (e posta proprio sopra la raffigurazione di un calice) può dirsi invece identica a quella
recentemente scoperta a Cusco in Perù, detta “della Maddalena”.
In alto sulla destra dell’altare maggiore, stranamente a tre scalini, è posta la prima delle quattordici stazioni della Via Crucis su quadri disposti in
senso antiorario. La prima “stazione” vene collocata, guarda caso, nell'angolo nord-est. Tra le altre anomalie, che anche in questo caso ci
rimandano alla chiesa del piccolo villaggio francese, riscontriamo la presenza di un soldato Franco (e non Romano) con un elmo del tutto simile
a quello utilizzato dalle truppe di Dagoberto II (l’ultimo dei sovrani Merovingi) e il cielo al tramonto.
Come abbiamo prima detto, la chiesa (tempio ?) non è solo ad un piano ma a livelli sovrapposti. Quelli sotterranei, in cui è presente la cripta,
non sono stati portati alla luce completamente, anche se in paese sono in molti ad affermare che verso la metà del secolo scorso vennero
effettuati alcuni lavori, tra cui quelli relativi alla messa in opera della nuova pavimentazione, e fu rinvenuto uno scheletro su una poltrona.
Questo episodio non può non far pensare al caso del misterioso parroco della chiesa di Rennes le Chateau, Bèrenger Saunière in cui si dice
che dopo la sua morte, avvenuta nel 1917, venne messo su una poltrona, avvolto da una coperta di pompon rossi e, come venerato, chiunque
si presentava davanti alla sua salma tagliava un pompon per portarselo via. Inoltre, si dice anche che tra le varie tombe rinvenute nella chiesa
montaurese ne fu trovata una appartenente ad una donna d’alto lignaggio.
Un altro interessante manufatto medievale fortificato, strettamente collegato alla chiesa di San Pantaleone, presente nel territorio di Montauro è
la Grangia di S.Anna. Questa imponente fortificazione, che dipenderà per oltre tre secoli dalla cistercense e templare abbazia di Fossanova,
sorta in cima ad uno sperone intermedio, a circa 400 m. s.l.m., tra la chiesa di S. Pantaleone (lato Nord) e il vicino paese di Gasperina (lato
Sud), venne distrutta dal terremoto del 1783. In origine (XII secolo) dedicata a S. Giacomo ( il Maggiore, difensore contro gli infedeli saraceni e
patrono dei pellegrini e dei cavalieri), divenne proprietà degli ordini certosino (della Certosa di Serra S. Bruno) e cistercense. Il cambio di dedica
si verificherà tra il XIV e il XV secolo. Il recinto dell’edificio è a pianta rettangolare con ingresso ad Ovest e con “bocche di fuoco” (feritoie) e
finestroni su tutti i lati. Riguardo ai caratteri dell’architettura si può dire che “una Grangia fortificata di tali dimensioni appare senza confronti”.
Non esistono fonti sicure su chi furono i promotori delle costruzioni sia della Grangia di Sant’Anna sia della chiesa di S. Pantaleone in Montauro.
Sono purtroppo molti i documenti, riguardanti il territorio montaurese, giudicati sospetti se non del tutto contraffatti. Non poche, infatti, furono le
dispute, sorte principalmente tra i certosini e i feudatari locali (e non solo), per la difesa dei possedimenti, ed il ricorso in tal senso alle
falsificazioni dei documenti è oramai un dato accertato.
In vari luoghi del paese, in particolare sui portali di alcuni palazzi gentilizi si trovano simboli che rimandano alle società segrete come i Templari, i
Rosacroce, la Massoneria. In particolare il palazzo Di Florio (oggi Spadea) nel quale si dice vi siano strani cunicoli, tesori nascosti e una
cappella privata. Nella centralissima piazza Zanardelli è ancora ben visibile una croce templare (o di Salomone) incisa su granito. E ancora all’
interno della chiesa di S. Pantaleone si possono scorgere enigmatici stemmi (raffiguranti il cerchio, la corona e le foglie d’acanto…), un dipinto
della volta dell'abside raffigurante il cielo stellato e la discesa dello spirito santo su Maria e i 12 Apostoli, gigli bianchi, lapidi votive con lettere
rialzate e date sbagliate alcune delle quali evidenziano più volte la datazione 1781, anno coincidente con la stele di Marie de Nègre, la tomba
più celebre del cimitero di Rennes le Chateau. Marie apparteneva allo stesso ceppo di Jacques Etienne Marconis de Nègre, che nel 1838
fonderà il rito massonico di Memphis, ed il marito era discendente diretto di Bertrand de Blanchefort, Gran Maestro dei Templari. E sempre
riguardo alla Chiesa patronale, si dice che al centro della croce in pietra (di tipo templare), posizionata sul portale d’ingresso, vi era una rosa
(simbolo dei bizantini cavalieri di Rodi o della Rosa ai quali si ispirarono i Templari e la Rosacroce). Ebbene, la stessa croce e gli stessi simboli li
ritroviamo ad Alberona in Puglia, paese di origine calabrese appartenuto ai Templari, fino al 1307, e poi, fino al 1794, ai Cavalieri di Malta. Lo
stemma civico (tre monti) simboleggia i paesi calabresi di Stilo, Pagliarone e Montauro.
Tutto ciò non deve sorprenderci più di tanto, in quanto pare quasi certo che nel vicino centro di Squillace vi sia stata una forte presenza
templare, collegata ad un’importante precettoria detta di Scolacium, e che il territorio dell’omonimo Golfo era, per le truppe che si recavano in
Palestina, un passaggio obbligato, pertanto, assumeva una rilevante importanza strategica. Inoltre, a Girifalco, a due passi da Montauro, si dice
sia sorta la prima Loggia massonica d’Italia, fondata nel 1723 dal Duca di Girifalco del casato dei Caracciolo di Napoli, ne danno prova di ciò
alcuni documenti manoscritti, resistiti ad un incendio verificatosi nel 1921, conservati presso la casa della famiglia Tolone e pubblicati di recente
dallo studioso Rocco Ritorto.
Sempre sul territorio di Montauro è possibile scorgere, su alcune rocce, l’incisione del cerchio sormontato da una croce con una S, che si
suppone rappresenti un’antica segnalazione utile a delimitare i terreni appartenenti ai monaci del monastero di S. Stefano del Bosco (oggi
Certosa di Serra San Bruno).
Altra particolarità, non di poco conto, è che Montauro si trova situata esattamente sulla linea retta che collega Rennes le Chateau con
Gerusalemme, in uno dei pochissimi lembi di terraferma che separa le due località.
Sono questi una serie di elementi che non pretendono di essere assoluti ma che hanno chiaramente una certa rispondenza con i particolari
della chiesa di Rennes le Chateau e con simbologie e aspetti che, se approfonditi, potrebbero condurci nella direzione della ricostruzione più
completa e veritiera della storia di questo territorio e della Calabria. D’altronde, se i misteri di Rennes le Chateau sembrerebbero legati al tesoro
dei Visigoti, al presunto Ordine di Sion, a Gerusalemme, all’ordine dei Templari, ai dipinti di Poussin, al Santo Graal, alla Massoneria, bisogna
dire che la Calabria, anche su tali argomenti, non è per nulla estranea.
Per fare solo qualche esempio, in molti hanno scritto (tra questi un certo Campanile da Capua) che era composta da calabresi la “X Legio
Fretensis” (la romana “Decima Legione Fretense”) che crocifisse Gesù Cristo e successivamente, agli ordini di Tito, contribuì alla distruzione del
Tempio di Gerusalemme portandone a Roma i tesori ebrei (fra cui l’Arca dell’Alleanza e il Candelabro a Sette Braccia) poi trafugati da Alarico,
re dei Visigoti. Alarico morirà in Calabria nel 1410 e verrà seppellito, col suo tesoro, nel fiume Busento. Da quella zona della Calabria pare
provenissero quei monaci eremitani di Sant’Agostino, capeggiati da un vescovo di nome Arnolfo, che nell’ XI secolo (come sostengono alcuni
studiosi, tra cui i famosi M.Baigent, R.Leigh e H.Lincoln nell’opera Il santo Graal ) si stabiliranno a Gerusalemme e fonderanno l’Ordine di Sion
per poi confluire ad Orval al seguito di un certo Ursus (il misterioso Principe Orso), un nome che nei documenti del Priorato di Sion risulta
essere spesso associato alla stirpe merovingia. Orval, situato nelle Ardenne, si trova a pochi passi da Stenay, il luogo in cui fu assassinato
Dagoberto II , l’ultimo dei merovingi. Inoltre, lo storico de Sède sostiene che tra quei monaci (che successivamente furono segnalati a
Gerusalemme, probabilmente presso l’abbazia di Nostra Signora di Sion) ci fosse stato anche Pietro l’Eremita, l’ispiratore carismatico delle
Crociate. Infine, Nicola Poussin in alcune sue pitture ( La Nascita di Bacco, Apollo e Dafne e fors’anche in Orione), si sarebbe ispirato al
panteismo di Tommaso Campanella, il filosofo calabrese che fu indirettamente influenzato dai seguaci di movimenti che si ricollegano alla setta
segreta dell’Ordine dei Templari: il Priorato di Sion e la Confraternita della Rosacroce. Indicativa in merito è anche la scritta nello stemma di
Campanella: “Propter Sion non tacebo” (non tacerò su Sion). Campanella ebbe una grande influenza riguardo agli ideatori della Rosacroce. Per
fare solo un esempio, Le Nozze Chimiche, attribuite a Johann Valentin Andreae, evidenziano fortemente il numero 7 e parlano di una Casa del
Sole, con chiari riferimenti a La Città del Sole del filosofo di Stilo.
Si può dire quindi che la Calabria, terra di transito e d’incontro per la sua posizione geografica nel centro del Mediterraneo, a torto considerata
“la cenerentola dei fatti”, è una regione ricca di avvenimenti e di coinvolgimenti di grande importanza, ma anche di misteri che attendono di
essere svelati, e tra questi forse oggi possiamo aggiungere anche quello di Montauro.
Giuseppe Pisano
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I MISTERI DI MONTAURO
LA RENNES LE CHATEAU ITALIANA
by Giuseppe Pisano